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Firmato DW | Pubblicato in DoctorWine N°226

Una vendemmia complicata

di Daniele Cernilli 11-09-2017

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Quando berremo i vini del 2017 scopriremo che forse la qualità non sarà eccelsa e che saranno più costosi (se il produttore si farà pagare tutti i lavori fatti e la quantità mancata), ma avremo anche delle sorprese positive.

Se persino Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, ha di recente affermato che chi parla di vendemmia storica è come minimo poco prudente e forse in mala fede, sembra chiaro a tutti che quella del 2017 non si prospetta come l’ennesima “annata del secolo”. Intendiamoci, in questi casi le generalizzazioni sono sempre sbagliate. Però, se vi ricordate, in aprile ci furono gelate diffuse, soprattutto in aree pianeggianti e nei fondo valle, poi la siccità un po’ dappertutto, anche se con diversi livelli di gravità. Infine potenti grandinate soprattutto in Lombardia e in Veneto. Ci mancano le cavallette e poi c’è stato di tutto.

Non per tutti e non ovunque, ma che ci sia una flessione di almeno il 20%, per essere ottimisti, sulla produzione totale del 2016 questo è un fatto indiscutibile. Che significa che le cose tanto bene non sono andate. Vendemmie anticipate quasi ovunque, poco succo che usciva dai grappoli, in parte disidratati. E se l’acqua evapora si concentrano le altre componenti. Gli zuccheri e l’acidità, innanzi tutto. Poi, nel caso di uve rosse, anche il rapporto fra parti liquide e parti solide, più tannini, spesso non del tutto maturi, quindi.

Ricordate molti vini rossi del 2003, altra vendemmia torrida? Alcolici, ma con tannini duri, verdi, che asciugavano la bocca e rendevano difficile la bevibilità. Avremo con tutta probabilità molti vini con caratteristiche del genere anche nel 2017. Poi ci saranno le eccezioni. Bravi viticoltori e soprattutto bravi vinificatori che capiranno di dover limitare il periodo di macerazione, ad esempio, useranno meno apporti di legno, proveranno a micro ossigenare in altro modo per smussare i tannini, ma sarà dura.

Un’annata per veri vignaioli, insomma, per persone che avranno saputo interpretare un andamento climatico così anomalo ed estremo come forse mai si era visto in precedenza. Lavorando il terreno, ad esempio, una pratica molto più efficace della semplice irrigazione di soccorso contro la siccità, ma che implica uso di mano d’opera “umana” e quindi costosa. Così come la cernita dei grappoli in vendemmia, per evitare quelli colpiti da grandine.

Avremo meno vino, più costoso e forse non sempre di qualità eccelsa, ma anche delle sorprese positive. Perché è proprio nelle annate difficili che si misura il valore dei migliori produttori.

di Daniele Cernilli 11-09-2017
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