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Firmato DW | Pubblicato in DoctorWine N°233

Polemiche e pretesti

di Daniele Cernilli 30-10-2017

Polemiche e pretesti

Che Facebook sia sempre più il luogo dove volano insulti anche pesanti spesso sulla base di polemiche pretestuose è noto. Daniele Cernilli è stato preso di mira per cosa che neanche aveva detto.

Di polemiche in rete, ben più pesanti, pericolose e sconsiderate di quella della quale sto per raccontarvi, e che mi riguarda, ce ne sono quante ne vogliamo. Però quando ci toccano in prima persona ci si rende conto concretamente di quanto a volte la precipitazione, una certa dose di superficialità e soprattutto la voglia di schierarsi a tutti i costi e di trovare un capro espiatorio da condannare, anche senza reali motivi, sia forte e diffusa. Allora provo a raccontare.

In uno dei passati editoriali di DoctorWine avevo criticato Slow Food per la sponsorizzazione che aveva avuto dalla Ferrarelle per la Guida alle Osterie d’Italia. Non era una critica in assoluto, avevo soltanto sostenuto che mi sembrava incoerente rispetto ai principi, condivisibili peraltro, che quell’associazione portava avanti da anni. A latere avevo anche scritto che notavo una certa sottovalutazione del fenomeno della cooperazione in ambito vitivinicolo perché non mi sembrava di aver visto molte schede di cantine cooperative sulla guida Slow Wine. Non ne ero sicuro, quanto meno, il termine “mi sembra” era chiaro. Lì mi sbagliavo, lo ammetto. Di cantine cooperative su quella guida ce ne sono diverse, però ne mancano molte di valide e di importanti ed è indubitabile che esiste un atteggiamento quasi di sufficienza per un fenomeno che coinvolge il 58% del vino italiano e decine di migliaia di viticoltori. Un fatto sociale, insomma, che da parte di un’associazione che si rifà oltretutto a principi di sinistra, mi sembrava e mi sembra quanto meno e una volta di più poco coerente.

Giancarlo Gariglio, uno dei due curatori di quella guida, prima mi ha detto che scrivevo “scemenze”, poi mi ha invitato a fare i nomi delle aziende che secondo me mancavano, accusandomi anche di “rompere il fronte” criticando un concorrente e determinando una perdita di autorevolezza per tutto il comparto guidaiolo. A parte una sorta, spero inconsapevole, di appello all’omertà, che non ho raccolto, io ho provato a fare dei nomi di cantine cooperative importanti e valide che mancavano sulla sua guida. Ho citato Cavit in Trentino, Cevico in Romagna e Vite Colte in Piemonte. La risposta è stata che Vite Colte non era in guida perché siccome in passato (almeno cinque o sei anni fa, peraltro) il Barolo della fascia più commerciale, quello etichettato Terre da Vino, era venduto in Grande Distribuzione a 9,99 euro, questo significava che le uve erano pagate ai viticoltori “solo” due euro al chilo, un prezzo non remunerativo. Ho provato a dirgli che anche con quel prezzo, che è altissimo se confrontato a quello delle uve di altre zone meno note, un viticoltore con tre ettari di vigneto a Barolo e non altrove, a occhio e croce, avrebbe guadagnato più di un operaio della Fiat.

Apriti cielo. Il signor Gabriele Succi, piccolo viticoltore e piccolo produttore, proprietario dell’azienda Costa Archi in Romagna, forse fraintendendo, ha pubblicato sul suo sito una parte del mio intervento, scatenando una polemica infinita e del tutto pretestuosa contro di me. Me ne hanno dette di tutti i colori, accusandomi delle peggiori nefandezze e insultandomi sul piano professionale e personale.

Ora vorrei chiarire qui alcune cose.

Primo, il direttore di Vite Colte Piero Quadrumolo mi ha riferito che attualmente le uve di nebbiolo da Barolo vengono pagate da loro da 4,5 a 7 euro il chilo, ben di più dei due euro citati da Gariglio, perciò.

Secondo, il mio discorso non era affatto teso a difendere chi pagava poco le uve, ma sosteneva l’esatto contrario, e cioè che, se mai, i problemi erano altrove, dove le uve erano pagate anche dieci volte meno.

Non dico che qualcuno dovrebbe scusarsi, e devo dire che qualche autore di interventi particolarmente pesanti lo ha anche fatto in privato, ma un appello almeno a citare e a leggere correttamente quanto si scrive magari ci potrebbe anche stare. Io non ho problemi a prendermi le mie responsabilità, ma vorrei che nessuno mi mettesse in bocca, a me come a chiunque altro, cose che non mi sono mai sognato di dire.

di Daniele Cernilli 30-10-2017