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Firmato DW | Pubblicato in DoctorWine N°205

Le zavorre burocratiche

di Daniele Cernilli 10-04-2017

Il Ministero delle Politiche Agricole si sta dimostrando lontano dalla realtà dei vitivinicoltori italiani, varando provvedimenti incomprensibili e di difficile attuazione.

Sarà forse perché il ministro Maurizio Martina è molto impegnato a sostenere la Mozione Renzi per il congresso del PD, sta di fatto che ultimamente il Ministero per le Politiche Agricole sta scontentando larga parte del mondo del vino italiano.

Si è iniziato alcuni mesi fa con il blocco dell’assegnazione dei fondi europei Ocm (Organizzazione Comunitaria del Mercato) che finanziano le attività promozionali nei paesi extra UE, determinato da una serie di ricorsi che però hanno causato dei ritardi davvero eccessivi e in larga parte incomprensibili. Il risultato è che parecchie iniziative promozionali, come organizzazione di eventi, partecipazioni a fiere, soprattutto negli Stati Uniti e in Estremo Oriente, da molti produttori previste e date per finanziate, probabilmente non lo saranno, con tutto quello che una cosa del genere comporta. Per di più, dopo il blocco c’è stato un tentativo di sblocco, con assegnazione di fondi a progetti differenti, seguita dai prevedibili successivi ricorsi, con effetti pesantemente negativi su tutto il comparto, in un momento nel quale l’export segna il passo e altre nazioni, più efficienti di noi sotto il profilo burocratico, ci fanno una concorrenza durissima.

Altro tema scottante, quello della cosiddetta “dematerializzazione” dei registri aziendali, prevista dal Testo Unico sul vino che sta entrando in vigore. Si tratterà di sostituire i registri cartacei con un sistema informatizzato on line che se da un lato favorisce e semplifica i controlli, dall’altro crea un mare di problemi soprattutto ai produttori medio piccoli, tanto che un gruppo di questi ha persino incitato alla disobbedienza civile.

La distanza dell’Amministrazione dalla realtà appare abbastanza chiara. Sarebbe bastato pensare al fatto che in Italia non esiste ancora una banda larga generalizzata, che, soprattutto nei piccoli centri di campagna, le connessioni non sono facili, e soprattutto che molti vignaioli non hanno dimestichezza con sistemi informatici e saranno costretti a rivolgersi a consulenti con aggravi economici evidenti. Immaginare un periodo di passaggio con una doppia opzione, per poi arrivare negli anni a una completa “dematerializzazione” sarebbe stato forse più opportuno. Ma anche in questo caso la lungimiranza sembra non faccia parte della filosofia ministeriale.

Risultato, solo il 25% dei produttori, quasi tutti quelli più grandi e attrezzati dal punto di vista amministrativo, sono allo stato attuale in grado di attuare le disposizioni di legge. Non mi sembra un successo, come non mi sembra opportuno far calare dall’alto dei regolamenti che non sono compresi dalla maggior parte di chi dovrebbe applicarli.

Capisco che questi argomenti non appassionino più di tanto chi non fa parte del mondo professionale del vino, ma credo che sia un bene anche per chi è un semplice consumatore conoscere delle questioni che non hanno a che fare con la bontà di un vino, ma molto con delle zavorre burocratiche che anche in questo settore appesantiscono e complicano il lavoro di tanta gente.

di Daniele Cernilli 10-04-2017