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Firmato DW | Pubblicato in DoctorWine N°192

I bambini e il pallone

di Stefania Vinciguerra 09-01-2017

Avete mai assistito a una partita di pallone tra bambini? Sono tutti lì ad inseguire la palla, in ogni suo spostamento o semplice oscillazione, e nessuno mette in campo una semplice strategia per andare in rete. Non c'è visione di gioco e ci si limita a cercare di prendere la palla, magari strappandola agli altri (che siano compagni di squadra o avversari) per cercare di "buttarla dentro".

Ebbene, qualcosa di analogo succede nel mondo del vino, dove molti produttori sono pronti a seguire una tendenza di successo anche se magari è una moda effimera, a costo di - se non proprio snaturare - quanto meno travisare le proprie uve o il proprio territorio. Mi spiego meglio. Tutti sappiamo che in questi ultimi anni le bollicine stanno avendo un gran successo che non accenna a diminuire. E non parliamo solo della straordinaria performance del Prosecco, che continua a viaggiare su una crescita percentuale a due cifre, ma della tipologia in genere, sia metodo classico che italiano (Charmat, lungo o Martinotti che sia).

Ebbene questo fenomeno sembra che abbia contagiato tutti, e in particolare i produttori di zone non troppo affermate o già note ma in affanno commerciale, nella speranza che inserire uno spumante nella produzione possa rivelarsi la panacea di tutti i mali. Intendiamoci, non ho nulla contro gli spumanti "tradizionali" (dizione con la quale mi riferisco ai classici prodotti di pinot nero e/o chardonnay) né tanto meno ad alcuni prodotti figli di uve autoctone che hanno dimostrato la loro duttilità offrendo risultati interessanti, piacevoli e soprattutto insoliti. Ma questo non significa che si possa fare spumante ovunque e comunque, né tanto meno che questo possa diventare il core business di territori la cui vocazione è palesemente diversa.

Non dimentichiamo che per essere utilizzata come base spumante, un'uva deve avere determinate caratteristiche: alta acidità e buon corredo aromatico. Siamo proprio sicuri che basti anticipare la vendemmia di un qualunque vitigno per avere tali caratteristiche? E siamo altrettanto sicuri che bastino queste caratteristiche per tirare fuori uno spumante che valga la pena vendere/comprare? Ammesso che, nella migliore delle ipotesi, lo spumante che ne risulta sia piacevole, sarà così facile trovare estimatori che lo andranno ad acquistare regolarmente?

Perché,  in fin dei conti, il rischio è quello di innescare una pura e semplice guerra di prezzi: se il tuo spumante costa meno lo compro, altrimenti continuerò a bere il mio Prosecco o il mio Trentodoc/Franciacorta. Con buona pace di chi pensava di far crescere il business.

di Stefania Vinciguerra 09-01-2017