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Firmato DW | Pubblicato in DoctorWine N°206

Dal vostro agente al Vinitaly

di Daniele Cernilli 17-04-2017

Daniele Cernilli seminari DoctorWine a Vinitaly 2017

A Vinitaly concluso, qualche altra dritta dagli assaggi fatti, vini fatti bene, molto territoriali e soprattutto non eccessivamente costosi.

Si è appena concluso il più bel Vinitaly degli ultimi anni. Nonostante tutti i problemi che il comparto del vino italiano si trova ad affrontare, il clima in fiera era molto buono, l’affluenza di pubblico notevole e tutti i produttori con i quali ho parlato mi hanno manifestato la loro soddisfazione. Meno male.

Il nostro stand di DoctorWine ha organizzato ben undici seminari, tutti presi d’assalto da persone interessate e competenti. Abbiamo ricevuto un sacco di complimenti e le uniche critiche sono arrivate da chi era in lista d’attesa e non ha trovato posto. Mi dispiace e me ne scuso con loro, ma purtroppo lo spazio era limitato, solo 28 posti, mentre le richieste erano talvolta più di 50. Provvederemo per la prossima edizione, promesso.

Per quanto riguarda i vini assaggiati c’è da dire che ci troveremo presto davanti a versioni notevoli. Comincio col dire che l’annata 2013 per il Barolo non sarà molto distante dalla mitica 2010. Che per i vini rossi più semplici 2015 e 2016 sono vendemmie formidabili, e lo sono anche per la maggior parte dei bianchi. In Toscana erano di scena molti 2014, e alcuni di essi, Sassicaia su tutti, sono risultati ben migliori delle attese. Ma qualche dritta vorrei darvela.

Inizierei con l’Aglianico del Vulture Titolo 2015 di Elena Fucci, delizioso, forse il migliore che abbia mai fatto. Continuerei con una versione notevole del Colli di Luni Vermentino Etichetta Nera 2016 di Lunae Bosoni, fragrante e nitido come non mai. E vado avanti, con un Dolcetto d’Alba 2016 di Elio Altare con un frutto così definito e nitido come solo lui riesce a ottenere con la maestria del grande vignaiolo che è. Sorprendente. Vado avanti. Barbera d’Asti Superiore L’Alfiera 2015, dei Marchesi Alfieri, giovanissima ma promettente come in poche altre occasioni. Taurasi 2012 della famiglia Fiorentino, una folgorazione e un esordio di gran classe, della serie “saranno famosi”. Falanghina Le Fossette 2016 di Alberto Longo, che viene dalla Puglia settentrionale e unisce fragranza e precisione olfattiva a un gusto salino e piacevolissimo. Vermentino di Sardegna Camminera 2016 di Audarya, dedicato a chi vuole un delizioso bianco senza squagliare la carta di credito. Infine, sempre per la stessa ragione, Soave Superiore Monte di Fice 2016 della cantina I Stefanini, che proverò ad acquistare per la mia cantina e che già immagino di bere quest’estate con qualche frittura marinara “acconcia”.

Come vedete non si tratta di bottiglie rare e costosissime, ma di vini che mi hanno colpito per essere ben fatti, molto territoriali e soprattutto non eccessivamente costosi. Ne aggiungo solo uno alla fine, un grande rosso che spesso viene dimenticato perché è il secondo vino di un’azienda che come primo produce il Sassicaia. Non fatevi scappare il Guidalberto 2015, è in grande versione, forse persino migliore di quella del 2004, che fu fantastica. Costa un po’ più degli altri, ma ne vale davvero la pena.

di Daniele Cernilli 17-04-2017