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Firmato DW | Pubblicato in DoctorWine N°237

Bere bene a prezzi umani

di Daniele Cernilli 27-11-2017

Bere bene a prezzi umani

Una delle fortune di vivere in Italia è che si può bere bene senza dissanguarsi, prova ne siano i tanti vini selezionati dalla nostra Guida Essenziale e contrassegnati dal simbolo del "like", 645 vini che vi invitiamo a scoprire tra le pagine.

Ma è proprio vero che per bere vini di ottima qualità è necessario squagliare la propria carta di credito? Anche per i vini, come per i ristoranti, esistono gli equivalenti degli chef “stellati”, sussiegosi e irraggiungibili anche per i prezzi molto elevati e non alla portata dei comuni mortali? Vi confesso che, non essendo affatto ricco e usando quasi sempre pagare le bottiglie (quando non avviene è perché qualche produttore mi manda di sua iniziativa dei campioni da assaggiare), trovare vini che uniscano prezzi umani e indiscutibile valore qualitativo è una delle esigenza che sento di più.

Realizzando la nostra Guida Essenziale non solo io, ma tutti i collaboratori, si imbattono spesso in prodotti del genere, con grande soddisfazione personale. A meno di 15 euro sullo scaffale di un’enoteca italiana abbiamo selezionato oltre 600 etichette, e se andiamo ad analizzare i vini premiati con il “faccino”, che vuol dire un punteggio di 95/100 almeno, ce ne sono parecchi con prezzi abbordabili. Ergo, con un po’ di attenzione e di curiosità, soprattutto in Italia, si possono trovare etichette convenienti e formidabili.

Qualche esempio? Alto Adige Pinot Bianco 2016 Wassererhof di Christoph e Andreas Mock, un bianco delizioso che costa in enoteca intorno ai 15 euro. Il Fiano di Avellino 2016 di Rocche del Principe di Ercole Zarrella e Aurelia Fabrizio, che costa più o meno la stessa cifra. E a prezzo simile il Friuli Isonzo Pinot Bianco 2016 di Mario Drius. E il Friuli Colli Orientali Pinot Bianco 2016 di Roberto Scubla. Poi, nelle Marche, il Trebien 2015 di Valter Mattoni, i Verdicchio dei Castelli di Jesi Massaccio 2015 di Fazi & Battaglia e la Riserva Serra Fiorese 2013 di Garofoli. Il Sicilia Grillo Laluci 2016 del Baglio del Cristo di Campobello, i Custoza Superiore Ca’ del Magro 2016 di Monte del Fra e Amedeo 2015 della Cavalchina, il Vermentino di Sardegna Camminera di Audarya, l’Alghero Terre Bianche Cuvée 161 2016 di Sella & Mosca. Una decina di bianchi assolutamente deliziosi e dai prezzi “popolari”.

Più difficile, ma non impossibile, è trovare dei grandi rossi a costi ragionevoli. Però i Santa Maddalena Classico 2015 di Pfannenstielhof e l’Huck am Bach della Cantina di Bolzano sono decisamente ottimi. Così come il Cannonau di Sardegna Mamuthone 2015 di Salvatore Sedilesu, il Dogliani Superiore Papà Celso 2016 di Marziano Abbona, il Gioia del Colle Primitivo Riserva 2011 di Fatalone, il Montecucco Sangiovese Amantis 2012 di Bernadette Angela Tacconi, il famosissimo Secco Bertani 2014, il Chianti Classico Briolio Bettino 2015 di Francesco Ricasoli e il formidabile Chianti Classico 2015 di Dievole. Alcuni sono prodotti da grandi e famose cantine, molti altri da piccoli viticoltori, magari in zone meno “battute” da critici e appassionati, ma da scoprire assolutamente.

Una lettura trasversale della nostra guida, un modo per interpretare una ricerca che, da noi come da altri, non è realizzata dedicandola solo ai vini “stellari”, costosi e in qualche modo teorici, dei quali spesso si parla ma raramente dopo averli effettivamente assaggiati, visto il costo che hanno. E qualche volta dopo averlo fatto ci si chiede se ne vale davvero la pena.

di Daniele Cernilli 27-11-2017