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Eventi DW | Pubblicato in DoctorWine N°237

Produttori marchigiani: bisogna fare squadra

di Francesco Annibali 30-11-2017

Produttori marchigiani: bisogna fare squadra

La presentazione tutta marchigiana della Guida Essenziale ai Vini d'Italia 2018 ha dato l'occasione a Daniele Cernilli di parlare della Regione e delle sue specificità, e di come questo vada comunicato.

"I produttori marchigiani? Si devono unire". Esordisce così il direttore di DoctorWine Daniele Cernilli al Wine Not? di Ancona, elegante wine bar nel centro del capoluogo dorico di proprietà della famiglia Bernetti (leggi Umani Ronchi). L’occasione è la presentazione della Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2018 lo scorso 28 novembre, ma Cernilli parla poco del progetto editoriale, e molto delle Marche del vino.

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Di fronte ad un pubblico formato quasi esclusivamente da stampa e addetti ai lavori, con una sostanziosa rappresentanza dei produttori regionali top, Cernilli avverte: i produttori marchigiani si devono unire. "Ho molti ricordi e molti amici da queste parti, uno dei miei maestri fu Teodoro Bugari, con Lucio Pompili facemmo il corso per docenti AIS. Ho fatto il militare a Falconara". Tra un aneddoto e l’altro, alcune considerazioni di notevole interesse. "Autoctono è un termine scivoloso, quasi nessun vitigno si trova adesso nel posto nel quale è nato. Meglio usare il termine storico. Nelle Marche c’è il più grande vino bianco italiano, il Verdicchio, ma anche il Pecorino dà grandi cose nelle zone più fresche del Piceno. Le Marche sono una zona tendenzialmente fresca, sono chiuse al resto d’Italia dagli Appennini. Il Conero si trova alla stessa latitudine di Bolgheri, ma il clima è totalmente differente. Il montepulciano dà vini totalmente differenti a Montacuto, Offida, Ofena, eccetera. E basta col parlare sempre di naturale e di biodinamica. Il discorso di Steiner va interpretato come discorso simbolico. Per capire seriamente le intenzioni del filosofo austriaco servirebbe entrare nella sua testa."

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Ma il punto centrale è un altro secondo Cernilli. "L’unica soluzione per vendere all’estero è raccontare le specificità dei territori, facendo squadra. Il tutto abbandonando qualsiasi presunzione: così come per noi la California del vino è un unicum indifferenziato, all’estero l’Italia del vino è vista come un vigneto indifferenziato. Dobbiamo raccontare differenze e specificità". Infine, una conclusione che sembra una confessione metodologica. "Voi produttori create emozioni, noi giornalisti aiutiamo i consumatori a scegliere quelle che preferiscono. Il giochino è tutto qui".

La serata, organizzata da Michele Bernetti di Umani Ronchi, squisito padrone di casa, si è conclusa con il riassaggio al volo di alcune chicche presenti nella Guida Essenziale. Impossibile citare tutti gli assaggi più emozionanti, anche se è difficile dimenticare il Verdicchio di Matelica Riserva Mirum 2015 della Monacesca e il Conero Campo San Giorgio 2012 dei padroni di casa Umani Ronchi.

di Francesco Annibali 30-11-2017