Perdersi e ritrovarsi a Podere Veneri Vecchio

di Antonella Amodio 19/05/17 0 | |

Una masseria in tufo a Castelvenere, il Podere Veneri Vecchio, e un viticultore "eretico", Raffaele Annichiarico. Il risultato: un vino ampio ed etereo, il Perdersi e Ritrovarsi 2014.

Raffaele Annichiarico è il cuore e la testa di Podere Veneri Vecchio. Dopo diversi anni presso un'azienda multinazionale nelle vesti di microbiologo, nel 1999 ha realizzato il sogno di ritirarsi in campagna con l'acquisto di una masseria in pietra di tufo a Castelvenere, circondata da qualche ettaro di vigne e da un bosco di acacie. È soprannominato "l'eretico" per via della sua filosofia di viticultore, che bandisce i protocolli chimici in favore delle pratiche naturali.

I suoi vini non sono biologici (intendendo con tale definizione l'uso autorizzato di alcuni agenti chimici) né biodinamici, bensì nascono dal naturale ciclo biologico, tenendo conto dell'ecosistema, proteggendo e fortificando le viti con trattamenti a base di composto di erbe come ortica ed equiseto, raccolte, macerate e fermentate. In cantina utilizza solo lieviti spontanei che naturalmente vivono in vigna. Vini, dunque, che riflettono un amore incondizionato per la terra da cui sono originati e che all'assaggio ci portano fuori dal mondo materiale.

Le vigne sono a piede franco e impiantate miste - come da tradizione contadina - con i classici vitigni del Sannio: aglianico, sangiovese, barbera del Sannio e piedirosso, e poi biotipi dimenticati che sono l'espressione della territorialità del piccolo arenale dove ha sede la cantina, come le uve cerreto, grieco di Castelvenere e agostinella. L'azienda possiede quattro ettari vitati e produce circa 18.000 bottiglie.

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