|Note di Degustazione

Note di Degustazione | Pubblicato in DoctorWine N°230

Montalcino e il cru rivelato di San Polo

di Riccardo Viscardi 10-10-2017

Montalcino e il cru rivelato di San Polo

Sebbene ufficialmente non se ne parli, Montalcino è ricca di sottozone particolarmente vocate, come la zona di San Polo.

Uno dei misteri di Montalcino è la idiosincrasia del consorzio, per altri versi meraviglioso, a parlare delle zone che compongono il territorio e di alcuni cru che rappresentano le peculiarità della denominazione. In effetti sono pochi i produttori che parlano pubblicamente di questo argomento ed essendo il consorzio l’emanazione dei produttori tutto ha una sua logica. Il linea ufficiale è che Montalcino e il suo Brunello sono un unicum assolutamente indissolubile e che il resto creerebbe solo confusione.

Tutto sarebbe coerente se almeno gli stessi produttori facessero come tanti anni fa solo due vini (oltre al Rosso): il Brunello e nelle annate migliori anche la Riserva senza altre diciture. Ma i dati dicono altro: a Montalcino la versione Riserva sta arretrando sostituita da varie menzioni di vigne o di selezioni particolari dei singoli produttori. Un contrasto comportamentale che si potrebbe definire schizofrenico, ma che ha una logica anche se discutibile e avvilente per noi appassionati: il profitto. Il ragionamento è questo: non faccio la Riserva che mi costa in immobilizzo di capitale oltre alle cure particolari che le dovrei prestare per un anno in più e al suo posto do un nome alla vigna migliore che ho o alla selezione delle uve migliori e la faccio uscire un anno prima allo stesso prezzo della Riserva se non di più. Magari generando confusione nel consumatore che non sa se la vigna è in ottimo posto o se è solo una menzione aziendale. Negli anni si sono moltiplicate le etichette e ormai sono rare le aziende che producono un solo Brunello.

Scusate l’introduzione un po' lunga ma fondamentale. In realtà Montalcino è piena di sottozone alcune storiche e altre moderne, nel senso che si sono rivelate dopo gli anni '90 quando il vigneto Montalcino si è ampliato. Entrambe mostrano peculiarità incredibile che ben si evidenziano nelle degustazioni che facciamo al consorzio. Come questa di cui voglio parlare oggi, una zona molto vocata, un vero cru balzato agli occhi negli ultimi anni 15 anni: la zona di San Polo. Questo è anche il nome di una azienda, ma poco male: succede anche in altre parti di Montalcino, per esempio a Sesta, altra zona ad altissima vocazione e di origine antica.

Partendo da Montalcino verso Castelnuovo dell’Abate, dopo l’attraversamento dell’altopiano, a sinistra si trova la Tenuta Il Greppo Biondi-Santi. Proseguendo bisogna imboccare a sinistra la strada sterrata con le indicazioni per la Fattoria dei Barbi, superare anche il museo del Brunello, e quando sulla destra appariranno i cartelli di Gianni Brunelli e di Podere Salicutti siamo al confine della zona di San Polo. Questa prima parte, essendo più interna, dà vini con un tannino più presente ma le caratteristiche di acidità, di eleganza e una progressione succosa sono già evidenti. Chiaro che lo stile tra i produttori può privilegiare un aspetto su un altro ma rimane il tracciante zonale che vede vini saporiti di buona acidità ed equilibrati. In questa prima parte il terreno ha solo una quota argillosa leggermente superiore al lato più occidentale e quindi con un tannino un po’ meno rarefatto.

Dopo una leggera salita arriviamo al cuore del cru dove si apre poi la vista verso la Val d’Orcia (anche se il torrente è l’Asso). Sulla destra l’azienda San Polino, in fondo alla strada l’azienda San Polo (di proprietà Allegrini) e alla sua sinistra i vigneti dell’azienda Val di Suga (Bertani Domains) che da qui crea il Poggio al Granchio. Questo enclave (ora in massima parte veronese) fu creato nella sua veste attuale da un romano, il dottor Mario Calzolari che per primo vide le grandi potenzialità zonali quando rilevò con la moglie l’azienda San Polo, poi ceduta ad Allegrini. Qui il terreno è galestroso molto magro, inoltre tutta la zona è sempre investita da una leggera brezza che ne facilità la salubrità. I vini si fanno eleganti con una minore quota tannica e una acidità più elevata mentre la maturazione fenolica è sempre ottimale. Vini di buona compattezza ed eleganza molto affascinanti.

Di seguito le note de gustative dei migliori Brunello 2012 provenienti da questo cru giovane ma consolidato.

Brunello di Montalcino 2012

Brunello di Montalcino Docg

San Polo
Punteggio - Regione Toscana
Categoria Rosso Nazione Italia

Da uve sangiovese, matura in botti di varie tipologie e capacità. Rubino brillante e intenso, mostra un olfatto fruttato insistito con un tocco balsamico e di erbe medicinali. Uno stile moderno nell’olfatto e classico nella fase gustativ...

Helichrysum 2012

Brunello di Montalcino Docg

San Polino
Punteggio - Regione Toscana
Categoria Rosso Nazione Italia

Torna con un grande vino questa piccola azienda biodinamica, dopo un 2011 complicato. Da uve sangiovese, matura in botti e tonneau. Rubino classico senza sbavature, un olfatto complesso tra note fruttate, una lieve affumicatura e un leggero...

Poggio al Granchio 2012

Brunello di Montalcino Docg

Val di Suga
Punteggio - Regione Toscana
Categoria Rosso Nazione Italia

Da uve sangiovese, dopo un primo passaggio in fusti di rovere francese da 300 litri, matura in tini da 60 hl, per un periodo totale di 30 mesi. Rubino intenso e brillante, ha un olfatto che si appoggia al frutto senza essere banale; ciliegi...

I Piaggioni 2012

Brunello di Montalcino Docg

Podere Salicutti
Punteggio - Regione Toscana
Categoria Rosso Nazione Italia

Da uve sangiovese. Matura in botti e tonneau per 24-30 mesi. Rubino intenso con riflessi granati. Olfatto ricco e intenso su note di ciliegia nera, un tocco di vaniglia ed erbe officinali accennate. Fase gustativa a trama fitta con tannini ...

di Riccardo Viscardi 10-10-2017