Veuve Clicquot Rich Rosé: puristi, dategli una chance

di Chiara Giovoni 10/03/17 0 | |

Mi sembra già di vedervi lì fuori, lo sguardo quasi infastidito al veder comparire tra le nobili pagine di DoctorWine il racconto di uno champagne nato per la mixology, uno champagne creato cioè per essere servito non solo con ghiaccio ma accompagnato da altri ingredienti. Mi attendo una levata di scudi da parte dei puristi del terroir e uno sdegnoso rimprovero da parte degli amanti delle piccole produzioni dei récoltant vinificate da uve di vigne centenarie a conduzione biodinamica, in piccole cantine dove segue maturazione di molti anni e ovviamente dosaggio zero.

Perché dunque scegliere di parlare di uno champagne così differente, nelle caratteristiche e nel consumo? In realtà, proprio per il suo essere differente. La veritàè che l’avanguardia non è soltanto appannaggio dell’estremismo di nicchia, un bere indubbiamente interessante e colto, troppo spesso privilegio di pochi appassionati enofili con una spiccata attitudine per la ricerca. L’avanguardia si manifesta anche nella capacità di creare prodotti che soddisfano nuove esigenze di consumo nella quota parte di consumatori dal peso specifico non trascurabile, una popolazione più ampia e meno di nicchia, dove l’importante è che il prodotto resti coerente con i valori della denominazione, della marca e se viene posta attenzione alla qualità della produzione.

È questo il contesto in cui nasce Veuve Clicquot Rich Rosé, uno champagne pensato e creato appositamente per essere servito in ampi bicchieri con ghiaccio accompagnato da frutta, spezie o verdure per la gioia creativa dei bartender. Non si tratta quindi di un’edizione del Brut della Maison con un dosaggio zuccherino leggermente più alto, come spesso accade per le versioni Dry di alcuni champagne, bensì di un assemblaggio che vede protagonista le uve pinot noir e meunier per avere frutto e struttura in grado di bilanciare la presenza del ghiaccio e con una componente di vino rosso per dare il tocco di corpo, aromaticità e ovviamente colore. Uno champagne ardito, che supera in audacia la su versione en Blanc presentata due anni or sono.

All’insegna della “Clicquology”, ovvero il bere miscelato in chiave Veuve Clicquot, il Rich Roséè una rilettura in chiave contemporanea dei dosaggi delle origini, quando nell’800 lo champagne era dolce. Lo chef des caves della Maison Dominique Demarville spiega “Lo zucchero nello Champagne equivale alle spezie in una ricetta: se usato correttamente fa emergere aromi specifici e gioca con i sapori”. Così, con un team di esperti mixologist, sono stati selezionati gli ingredienti suggeriti per il consumo ideale, tra cui ananas, lime, zenzero e tè.  

Infine è bene ricordare che questo champagne informale e insolito, ha atteso 3 anni di maturazione sui lieviti per raggiungere la sua compiutezza… uno champagne forse sbarazzino, ma non banale, perché ci vuole del savoir-faire per far sembrare facili anche imprese tutt’altro che semplici.

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